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Svezzamento a 4 mesi: perché è da evitare

I passaggi e le tempistiche opportune per garantire serenità e salute a mamma e figlio

cibo bimbo

Lo svezzamento, per molti genitori, è fonte di preoccupazione e interrogativi da quando inizia e per tutto il primo anno di vita del bambino. Ci sono diversi pareri ma tutti più o meno sono concordi sul fatto che non si debba iniziare prima del 6° mese. Sicuramente, è fondamentale confrontarsi con il pediatra di famiglia che conosce vostro figlio e le vostre abitudini, oltre a rispondere in maniera professionale e competente alle vostre domande. Vi guiderà consigliandovi e supportandovi al meglio.

È importante tenere a mente che non esiste un momento preciso e uguale per tutti in cui iniziare il passaggio da un’alimentazione esclusivamente a base di latte, ad un’alimentazione semi-solida e poi solida. Certo è che si devono rispettare i tempi del neonato, fornendo nel momento opportuno gli stimoli di cui ha bisogno, e riconoscere alcuni suoi atteggiamenti, come cercare di prendere il cibo che portate alla bocca o cercare il seno durante la notte.

Le più importanti organizzazioni sanitarie mondiali, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), considerano il latte umano il nutrimento ideale per i bambini fino al 6° mese di vita, pertanto sconsigliano lo svezzamento prima. Questo perché, il bambino prima di questa età, non è fisiologicamente portato ad assumere cibi solidi mentre, oltre il 6° mese, l’apparato digerente è più maturo ed è in grado di assimilare altri cibi oltre al latte. Inoltre, lo sviluppo neurologico consente di far deglutire i pasti semiliquidi, aprire la bocca al cucchiaio o girare il viso per rifiutarlo, afferrare gli oggetti con le mani per portarli alla bocca e riuscire a stare seduto sul seggiolone.

Fino al 6°, 7° o 8° mese, il latte materno garantisce una nutrizione adeguata, una crescita sana e uno sviluppo ottimale. Secondo il Ministero della salute, l’assunzione di latte materno porta benefici a lungo termine al bambino ed effetti favorevoli sullo stato di salute della mamma. Ma non per tutti il momento è lo stesso e, spesso, è dettato dalla necessità di garantire una crescita e uno
sviluppo ottimali.

Laddove non fosse possibile attendere il 6° mese, il passaggio non dovrebbe avvenire prima della 17° settimana e comunque, non oltre la 26°. Il tempo esatto dipende da una serie di variabili individuali (esigenze nutrizionali e familiari, sviluppo e crescita del neonato, contesto socio culturale) ma è opportuno attenersi alle linee guida e alle valutazioni accurate da parte del pediatra.

L’introduzione degli alimenti deve avvenire in maniera graduale, per abituare il neonato a nuovi gusti e non deve essere troppo rigido, per permettere l’equilibrio corretto dei bisogni energetici e nutritivi. I cibi, vanno offerti con il cucchiaino (ce ne sono alcuni adatti per lo svezzamento) senza forzare il bambino, consentendogli di toccare il piatto o mangiare con le mani. Una serie di accortezze per partire bene e vivere questo momento con serenità, non solo per il neonato ma
anche per la famiglia. Ed è per questo che non bisogna affrettare il tempo ma rispettarlo e curarlo.

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